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giovedì 19 novembre 2009

Storie liete dal PCU: Kohn

Kohn è arrivato al PCU circa tre settimane fa.

Appena arrivato non riusciva a camminare, a parlare e nemmeno a parlare. Passava tutto il giorno a letto disteso dormendo. Se lo si svegliava all'ora di colazione o a pranzo per farlo mangiare ti guardava con senso di indifferenza, disturbato dall'intervento.


Pailin, un'altra paziente che gli dorme accanto, aveva addirittura paura di lui perchè "diceva" (Pailing non può parlare, ma solo scrivere sul cell) che Kohm si alzava di notte e girava per la stanza. Dicevano perciò voci che fosse nottambulo (non sarebbe stata la prima volta per il PCU).

Fisicamente poi sul corpo presentava decine di macchie causate da funghi della pelle, batteri e ferite infette.

Poi ha iniziato a migliorare.

Piano piano il viso si è risvegliato ed il suo sguardo si è illuminato sempre più...
.. e così ha smesso di mangiare a letto, ha iniziato a dormire la notte e ora cammina tranquillamente da solo senza nessun problema.

Eccolo in una foto di oggi seduto mentre mangia con gli altri nella zona dei tavoli.

Anche se ancora parla pochissimo, ora appare molto contento!

mercoledì 18 novembre 2009

Anima trans_migrata

Quest'uomo è definito nella lingua italiana un trans....



... ma la traduzione del termine 'Kathoey' non rende per niente il concetto di omosessuale tailandese, che non assomiglia neanche vagamente a quello occidentale.

'Lei', quindi, è arrivata al centro gli ultimi giorni della settimana scorsa, ed è stata subito portata in ospedale a Rayong. Ma nel piccolo lasso di tempo aveva fatto colpo su Helena, che era al suo primo vero incontro un Ladyboy (come anche si fanno chiamare) e ne è stata proprio impressionata.

Colpita a tal punto che oggi -tornata la kathoey dall'ospedale- Helena le è stata accanto tutto il tempo, lavandole il corpo con un panno bagnato. Però la paziente stava molto male, continuando a rigirarsi nel letto in stato semi-confusionale.

Ciò che fa rabbia è che Mr Songsak ci ha raccontato che succede spesso che i pazienti dall'ospedale pubblico tornino in stato confusionale perchè non vengono curati con il necessario tatto. I malati di HIV, a causa della loro debolezza intrinseca, ne risentono molto di più.

Alla fine si è spenta nel pomeriggio lasciano in Helena un senso di disagio...

martedì 17 novembre 2009

Una entità unica in più persone: i Jap!

Arrivati domenica pomeriggio, ho avuto occasione di incontrarli solo oggi, dato che sia domenica che lunedi sono stato lontano dal centro durante la giornata...

...di chi sto parlando?
Di 7 giapponesi che si sono presentati al centro come volontari care-giver!

Studiano infermeria in una delle mille università in zona Tokio. La loro scuola ogni anno seleziona un gruppo di studenti che hanno la possibilità di fare pratica su malati del PCU.

Quest'anno sono arrivati loro sette:


Dato che appunto -sono specializzati in infermeria- Padre Giovanni li ha messi sotto...
... a produrre 200 messaggi di auguri di Natale entro la fine della settimana!
E' un compito che solo ad un gruppo di giapponesi potrebbe essere assegnato con un risultato finale positivo.

Eccoli quindi in veste operativa, sommersi di carta, colla, forbici, matite colorate e pastelli...
ovviamente si distinguono in primis nella realizzazione degli origami. Decine di cigni adornano le cartoline in via di preparazione :-)


La qualità dell'operato artigianale (come già quello Tailandese) è elevatissimo.


Tutto viene fatto scrupolosamente a mano: disegni, ritagli, incisioni.

Ma la cosa che soprende tutti è il loro modo di operare in gruppo in qualsiasi cosa.

Fai una domanda ad un loro: lui la riprone ad un secondo, che si volta ad un terzo e così via fino a che qualcuno non trova la risposta. Ma la cosa incredibile è che la risposta torna indietro in ordine: l'ultimo la dice al penultimo, che la passa a quello prima, ecc ecc, fino a che quello che ha ricevuto la domanda riporta la risposta all'interlocutore iniziale.

A tavola? Non è che si siedono come capita capita. Prima si raggruppano e fanno un veloce meeting in cui si assegnano i posti disponibili! Quindi si siedono come stabilito.

Ovviamanente anche nella realizzazione delle cartoline: ognuno ha la sua mansione ed il proprio compito.

In occidente la gente si riunisce in gruppi, in Giappone l'entità gruppo si suddivide nelle sue componenti.

Il braccio destro del centro: Father Peter

Father Peter è "la pietra" su cui Padre Giovanni ha appoggiato la gestione del centro.



Father Peter è come Father Andrew un padre tailandese.

Lui racconta che la sua decisione di diventare prete nacque ad otto anni di età. A quei tempi aveva uno zio che era stato ordinato prete cattolico. Il suo comportamento impressionò talmente tanto Father Peter bambino da fargli decidere di divenire strumento di Dio in forma totale.

Egli infatti ammette che per essere ottimi strumenti di Dio non è necessaria la carriera ecclesiale, ma la scelta religiosa lo pone in posizione più simile a quella di Cristo e quindi gli permette di imitare in tutto e per tutto la vita del Cristo.

Questo è il suo scopo e il suo obiettivo: essere sempre di più istrumento ottimale di Dio.

E per questo ha deciso di applicarsi nel lavoro di tutti i giorni e soprattutto nello studio, come mezzo per migliorarsi. Uno dei punti in cui racconta di sentirsi più debole è l'Inglese, che riconosce di saper parlare in maniera non adeguata ai suoi bisogni. Sente di doverlo migliorare per poter lavorare di più e meglio con gli stranieri che frequentano il centro.

Father Peter -sebbene conoscesse il centro dei camilliani di Rayong di fama- non vi era mai stato prima di tre anni fa, quando l'ordine religioso gli chiese di trasferirvisi per procedere con la missione camilliana.

Nell'organigramma ad oggi egli è a tutti gli effetti il vicedirettore del centro. Però, poichè Padre Giovanni spesso si trova fuori sede per i suoi continui viaggi di supporto spirituale ai bisognosi, di aggiornamento sull'HIV e -non da meno- alla ricerca di fondi per il centro, Father Peter è il braccio sempre attivo del centro, sempre pronto all'intervento in vece del Direttore Padre Giovanni.

Egli è inoltre direttamente responsabile dell'orfanotrofio di Rayong e del centro di Indipendent Living. Inoltre segue la contabilità del centro. Proprio oggi mi diceva che ha avuto un meeting di tre ore per la preprazione delle stime di budget per il prossimo anno... con tutti i problemi che questo comporta in una istituzione che vive solo di carità! :-)


venerdì 6 novembre 2009

Brother Joy

Quattro sono i religiosi del centro: tre - father John, father Peter e father Andrew - sono già preti consacrati a tutti gli effetti.

Invece Brother Joy, come dice già il nome, è un frate.

Se gli si chiede cosa pensa di sè lui racconta che Dio gli ha assegnato un piano da seguire.
Tale piano comprende in modo completo il suo presente, il passato ed il futuro.
Lui lo scopre giorno per giorno, mettendone insieme i pezzi. Anche quando sta male, sa che quel dolore serve per fargli imparare nuove componenti del significato della vita e che comunque è solo temporaneo. Il sapere dell'esistenza di un piano apposito per lui, lo aiuta a gestire i momenti difficili.

Per questo a 12 anni ha deciso di diventare un religioso camilliano. Al momento non ha ancora terminato gli studi seminaristici, ma è all'ìnterno di questi che si è inserito il lavoro al centro sociale.

Il suo scopo dichiarato è quello di creare/inventare e poi organizzare le attività per i pazienti. Attività che vengono eseguite durante i pomeriggi della settimana.

Dato che questo lavoro non lo occupa a tempo pieno, riceve spesso anche incarichi organizzativi da parte dei padri, come padre Giovanni o father Peter, anche riguardanti altre sezioni del centro o le sedi camilliane in zona.

Sua per esempio è l'organizzazione del PCU contest di cui avevo parlato in un post precedente.

Qui sotto in una foto mentre lavora al computer:

lunedì 26 ottobre 2009

Signori e Signore: una nuova volontaria farang!


Al centro PCU inizia oggi l'attività una nuova volontaria: Helena Sauer.

Lei è una ragazza tedesca che vive in un paesino dalla parti del lago di Costanza, all'estremo Sud della Germania.

Dato che ha appena finito la scuola secondaria superiore e non ha ancora chiarito che studi intraprendere all'università, si è presa un anno di tempo per scoprirlo!
L'anno universitario inizierà a ottobre del prossimo anno. Nel frattempo ha deciso di provare una esperienza di volontariato all'estero perchè dice "sicuramente ti cambia il modo di vedere le cose".

Succede poi che un suo zio è molto amico di un tedesco che ha una grande impresa (da milioni di bath, dicono gli infermieri :-)) qui vicino, a Map Ta Put...
...ed ecco come è venuta a conoscenza del centro dei camilliani di Rayong.

La sua formazione all'interno del centro PCU è stata assegnata completamente a me, quindi da oggi non solo ho un aiuto nel caregiving... ma ho anche un sottoposto! :-)
A parte gli scherzi, la fase di ingresso è la più delicata ed avere qualcuno che ti istruisce in una lingua più elaborata del linguaggio dei gesti semplicifica notevolmente le cose.

Benvenuta Helena.

giovedì 22 ottobre 2009

La piccola Soom









Durante il pranzo Paul ha avuto occasione di raccontarmi alcune delle storie dei bambini orfani, prima di arrivare al centro sociale.

Ebbene, se uno pensa che il fatto di crescere in un orfanotrofio sia di per sè problematico è perchè non sa cosa può avvenire 'al di fuori' di esso.

Tra svariate storie di "normale crudeltà" in un mondo difficile verso i piccoli non autosufficienti, quella che mi ha colpito di più è quella di Soom (sopra in foto).

Tra le ragazze è la più piccola. I pochi bambini meno alti di lei, ancora fanno fatica a camminare. Quando messi in ordine di altezza, Soom è la prima della fila.
E' difficile anche riuscire ad immaginare come possa essere stata messa veramente in atto una tale brutalità con un essere così minuscolo...

Ebbene Soom è stata violentata da parenti interni alla famiglia!
A mano di sei anni può già vantarsi di questo per-nulla-invidiabile record.

In questo senso, lei è stata "salvata" dall'HIV. Una volta scoperta la sua infezione le autorità hanno deciso di portarla al centro per farla curare, allontanandola dalla famiglia...

mercoledì 21 ottobre 2009

Sao, l'infermiere


Sicuramente tra gli infermieri più bravi al centro PCU vi è Sao. Spesso e volentieri è lui che si occupa dei compiti più difficili.

A differenza di molti tailandesi, si presenta come una persona molto rigida ed impostata, molto severa e precisa. Ma applica questa precisione anche nel proprio lavoro dove quindi mostra di essere meticoloso e di fare le cose con cura.

Lui formalmente è il mio superiore tra le 5 e le 7 del mattino, ma quasi mai mi segue, preferendo fare tutto da solo, anche perchè non parla per niente inglese!
Da quando poi c'è stato il cambio di turno, arriva al pomeriggio... e per questo mi segue ancora di meno!!! :-P

martedì 20 ottobre 2009

Ning lascia il centro


Ning ha 33 anni.
Da qualche tempo si trova al centro, dove, sebbene paziente in cura, aiutava in lavanderia (ogni giorno hanno montagne di roba da lavare e stirare).

E' stata sposata, ma ha divorziato dal marito, anche se non è ben chiaro se a causa della malattia.

La bella notizia è che oggi lascia il centro dei Camilliani per andare a stare al giardino dell'Eden, il centro per le persone sieropositive che si sono riprese!

La brutta notizia è la motivazione del suo trasferimento: lascia il centro perchè da un mese a questa parte una malattia della pelle le causa nei e macchie su tutto il corpo. Piuttosto che subire le chiacchere della gente esterna preferisce stare in un posto più tranquillo (il giardino dell'Eden è in campagna). Vivrà lì per almeno 6 mesi.

Buona fortuna!

lunedì 19 ottobre 2009

Paul, la 'thai royal' enciclopedia britannica


Paul è uno dei due volontari fissi del centro insieme a Marco. Di origine inglese 'pura', non rientra nella patria Inghilterra da diversi anni ormai.

E' spostato con una donna tailandese e vive con lei nella vicina città di Ban Chang. Qui dirige un piccolo commercio di esportazione della Giada che gli da i fondi necessari per vivere e mantenere la famiglia.

Ha iniziato a lavorare per il centro dei Camilliani da qualche anno, quando alcuni canadesi che lo conoscevano richiesero il suo aiuto per soddisfare l'ultimo desiderio di un bambino orfano in fase terminale: voleva volare!
Paul organizzo il tutto... e alla fine rimase a lavorare al centro.

Ora è un importante punto di appoggio per il reparto relazioni internazionali (al quale collabora con Marco).

Paul con la conoscenza (e la forte pronuncia british ;-) ) della lingua è fondamentale nella gestione degli stranieri. Infatti Paul è l'elemento di riferimento per le fondazioni di lingua inglese che finanziano il centro e che sono tra le più importanti!

La nota particolare di Paul è -al di là del classimo humorismo freddo inglese- la sua vasta conosenza della storia (anche moderna), della geografia e della scienza. Spesso e volentieri si lascia andare nel racconto di episodi poco conosciuti avvenuti in questi ultimi anni.

Per es. ci ha raccontato come una volta -durante la guerra fredda- solo per 45 seccondi non si scatenò un attacco nucleare. I Russi aveva scambiato un missile di prova norvegese per un missile nucleare... a 45 secondi dall'invio del contrattacco, il Cremlino chiamò la Casa bianca per chiedere spiegazioni...

Ma soprattutto non ditegli che la corrente elettrica alternata è stata inventata da Edison! La corrente alternata fu invenzione di Nicola Teslta (mentre Edison scopri quella continua)... ...altrimenti vi terrà ore a raccontare delle ingiustizie della storia e di come gli eventi siano modificati per soddisfare le esigenze del potere del momento... :-)

venerdì 16 ottobre 2009

Pong


Pong, questo il suo nome, tra tutti i malati del centro di cure palliative è quello che più mi soprende.

Solo per il fatto che tra i pazienti è quello che parla meglio Inglese, me lo rende più simpatico e più volte è stato utile anche nel tradurre le comunicazioni anche verso gli altri infermieri.


Quello che realmente sorprende di lui è lo stato emotivo in cui vive.

E' HIV positivo.

E non solo: è paraplegico! Ha perso l'uso delle gambe, che riesce a muovere solo utilizzando le braccia, solo perchè sono praticamente pelle-ossa e niente più.

Lo stare fermo a letto per mesi, gli ha cuasato un terzo problema: le piaghe da decubito.
Ne ha tre: una gigantesca sull'osso sacro, più altre due laterali.

Quasi tutto il giorno soffre per i dolori delle piaghe ed ogni giorno è necessario fargli un intervento apposito di pulizia.

Tra tutti è quello che sta fisicamente peggio.

Eppure ha sempre l'aria estremamente tranquilla.
Mi ha raccontato che ha lavorato per 10 anni a Pattaya (sicuramente allora poteva camminare dato che i thailandesi non hanno gran rispetto per i disabili), poi è stato male.

Ora si trova al centro da 6 mesi.

Ma non c'è traccia di rimpianto o di lamentela, come se fosse indifferente alla malattia che gli impedisce di fare qualsiasi cosa.

E nel dire "qualsiasi cosa" lo intendo in senso strettamente letterale.

Molti degli altri pazienti possono alzarsi ed uscire. Alcuni fanno addirittura alcuni lavoretti all'interno del centro infermieristico.

Lui no. Non gli è nemmeno permesso di uscire nemmeno in carozzella.
L'unica cosa che riesce a fare da solo è mangiare quando gli viene portato il cibo sul tavolino.
Lo sposta, se lo sistema in posizione e mangia.

Tutto il resto del giorno lo passa in... niente!
Eppure è perfettamente presente, tranquillo, quasi sereno, se non quando quelle poche volte si lamenta dei dolori e chiede un massaggio alla gamba o al braccio.

Per me lui è una di quelle magie che si possono trovare solo in Oriente.

giovedì 15 ottobre 2009

Jessi è partita

Questa settimana il padre Australiano di Jessi ha vissuto al centro dei camilliani.

Era arrivato circa una settimana prima, ma era rimasto a Pattaya con un suo amico...
...e questo per chi conosce il posto citato dice già molto.


Qui è stato presente per seguire le procedure operative che la bambina deve assolutamente seguire per non ritornare in AIDS (com'era quando è stata presa dal centro un anno e mezzo fa) e per far tradurre le cartelle mediche in inglese, in modo da poterle consegnare ai medici australiani.

Normalmente dire che una orfana è stata ripresa dai propri genitori dovrebbe essere una bella notizia, ma in questo caso alcuni presupposti ci danno l'impressione che lasciare l'orfanotrofio potrebbe essere un male per lei:

  1. la bambina ha bisogno di cure rigorose con le pillole giuste prese al momento giusto della giornata, che sia il mattino, il pomeriggio o la sera
  2. il padre al momento non ha un lavoro vero (voleva vendere il cellulare per recuperare un centinaio di euro)
  3. l'idea del padre è quella di affidare la bambina ad una filippina che vuole prendere in moglie e che NON hai mai VISTO la bimba.
... lascio aperto ogni commento.

martedì 13 ottobre 2009

Father Andrew




Father Andrew è un nome di fantasia che ha assunto come religioso, solo per rendere il suo nome più comprensibile agli occidentali con cui ha a che fare.

Father Andrew è un padre (si, Cattolico!) camilliano thailandese che dopo aver finito il seminario è stato mandato ad aiutare il centro PCU dei malati di HIV.

Un pò alla volta le sue funzioni operative all'interno del PCU si sono ridotte. Ora ricopre solo un ruolo di supervisione, ma nel contempo si occupa anche di gestire il centro esterno del giardino dell'eden.

Una nota divertente che cita del suo lavoro è che poichè il suo scopo è quello di aiutare spiritualmente le persone, questi riconoscono che i consigli di padre Andrew sono per il loro interesse e quindi gli obbediscono...
...cosa che puntualmente non succede quando ad impartire gli ordini sono i diretti superiori!

Proprio oggi è il suo compleanno! Happy Birth Day!

giovedì 8 ottobre 2009

La giovane Oom



E' una thailandese giovane giovane che ne ha già viste di tutti i colori.

Originaria dell'isaan è stata venduta dalla madre a pochi giorni dalla nascita ad una cambogiana.
Già questo è di per sè degno di nota, dato che i cambogiani storicamente sono più poveri dei Thai.

Il problema principale è che la madre non registrò mai la figlia all'anagrafe e ora Oom non esiste per i Thailandesi... e tanto meno per i Cambogiani!
In pratica... non esiste!

Dopo aver lasciato la madre ha vissuto 'in qualche modo' fino all'età di 19 anni, quando si è sposata (diciamo unita, non può sposarsi!) ad un muratore che in questi giorni lavora proprio al centro.

Dice Padre Giovanni che in Thai una donna non farebbe mai tatuaggi, se non le prostitute... e lei li ha (anche espliciti!). Questo documenta come avrebbe vissuto fino ai 19 anni.

Poi appunto si è sposata ed è stata sempre e solo con il marito per 4 anni.

Ora dice, però, di avere 21 anni...
... la matematica non è un opinione... ma proprio per questo nessuno potrà mai sapere quanti anni ha veramente questa ragazza.

Probabilmente durante il suo periodo da sola ha contratto l'HIV: è arrivata al centro che non riusciva a camminare. Questo è uno dei primi sintomi di quando si è vicini al livello AIDS.

Il marito stranamente sembra che non abbia contratto la malattia invece... o così racconta!






e non ha nemmeno i documenti nè di uno stato... nè dell'altro! Legalmente... non esiste!

sabato 3 ottobre 2009

Jessi, la bambina australiana


Jessi, (davanti nella foto) tra i bambini dell'orfanotrofio, si distingue come un merlo bianco. E' meticcia.
E' figlia di una relazione tra un Australiano ed una 'ragazza di mestiere' di Pattaya.

Dopo essere nata è stata con la madre per 3 anni, la madre ha tentato il suicidio.
In un certo senso ci è riuscita: è morta mentre tentavano di portarla in ospedale per curarla.

La madre era sieropositiva e la figlia ha ereditato l'immuno deficenza. Quando Jessi è arrivata al centro era in pieno stato di AIDS, una qualsiasi infezione e sarebbe morta.

Il padre non si sa se ha un lavoro. Dopo la morte della madre si era rifiutato di prendersi a carico della bambina e quindi ora risiede all'orfanotrofio da un anno e mezzo.

Oggi le notizie dicono che sembra che lui abbia scoperto che può richiedere dei soldi al welfare australiano per mantenere la bambina e che quindi abbia deciso di venire a riprenderla.